C’era una volta la Libia è il titolo di una trasmissione andata in onda su Rai tre lo scorso lunedi 14 maggio e che ha avuto il pregio di mostrare agli italiani le condizioni di vita attuali nella Libia “democratica” del post-Gheddafi. Un paese in mano a criminali e milizie che non rispondono ad alcuna autorità governativa in cui è l’odio a farla da padrone ed in cui è in atto una pulizia etnica terrificante nei confronti della popolazione di colore costretta a vivere da profughi, derubati di tutto, incarcerati gli uomini, violentate le donne.
Ecco un nuovo successo targato “DEMOCRAZIE OCCIDENTALI”! Complimenti davvero! Silvestro Montanaro che ha firmato l’ottimo documentario non è però il primo ad essersi occupato di Libia in Italia: è stato infatti il quotidiano Rinascita a documentare, anche durante i mesi di guerra, le vere condizioni della Libia presagendo chiaramente già da allora lo scenario che è oggi sotto gli occhi di tutti. Proprio dalle pagine di Rinascita, mentre Tripoli ed il resto del paese erano sotto attacco, sono state lanciate decine di accuse di strage di civili causate dalle “bombe intelligenti” della Nato: stragi che venivano puntualmente negate ma che oggi sappiamo essere accadute realmente ed esser costante la vita a migliaia di civili innocenti.
E’ il prezzo della conquista della democrazia si dirà: troppo spesso in nome di questa fantomatica “democrazia” si uccide indiscriminatamente salvo poi occultare dietro la stessa i veri interessi economici e finanziari che stanno alla base dell’intervento dei paesi occidentali. La Libia era un paese pericoloso per il sistema finanziario occidentale: oltre ad essere ricca di petrolio e materie prime la Libia di Gheddafi si stava spingendo troppo avanti per i veri comandanti del mondo: voleva creare un’unione africana e una moneta unica per slegarsi definitivamente dal cappio del dollaro e delle monete coloniali ancora oggi imposte nelle ex-colonie francesi. E quante sono stati gli uomini, le donne, i bambini uccisi dalle nostre bombe intelligenti tricolori? Che poi l’Italia non aveva alcun interesse ad intervenire in un paese con il quale erano gia’ attive ottime collaborazioni commerciali: ancora una volta la nostra inutilità internazionale è stata palese ripiegando dunque su una finta volontà interventista tanto per tentare di nascondere la sfacciata umiliazione subita dagli altri paesi Nato a cui, da brava colonia, abbiamo concesso pure le basi per questi attacchi criminali.
Tanti sono i nodi che non tornano al pettine: Gheddafi che viene ucciso in circostanze misteriose ed un ex primo ministro del governo provvisorio (Jalil) che ammette che ad uccidere Gheddafi non sono stati libici ma stranieri; le tante testimonianze che parlano di militari stranieri in Libia; le tantissime vittimi civili nascoste all’opinione pubblica occidentale. Ed oggi ecco la Libia: un paese allo sbando in preda all’anarchia e alla violenza più totale dove anche l’organizzazione di Medici senza frontiere è costretta a cessare la propria attività.
Il danno è ormai fatto: per ripristinare un minimo di legalità è necessario che l’Onu, organizzazione che ha tramite la propria risoluzione interpretata in modo assolutamente scandaloso dalla Nato gravissime responsabilità dell’attuale situazione libica, intervenga traminte una missione internazionale per far cessare gli eccidi oggi in atto oggi in Libia!
Dal canto mio oltre che denunciare una situazione oscurata totalmente dai media italiani di spessore tenterò tramite la Fiamma Tricolore di Reggio Calabria di far pervenire un’interrogazione parlamentare al governo italiano ed alla commissione europea perchè si intervenga al più presto affinchè la Libia possa tornare ad una situazione di normalità che veda cessare le violenze etniche e le vessazioni della popolazione nera. Ciò prima che scoppi una nuova emergenza profughi che vedrà ancora una volta il nostro paese, come al solito, impreparato ed abbandonato dalle istituzioni europee che con perfetta “ponzio-pilatese condotta” non faranno altro che lavarsene certamente le mani.
Concordo in pieno con la tua analisi che ritengo estremamente obbiettiva.